Metodologia Interventi Psicologici

Ogni individuo è unico. Tolstoj inizia Anna Karenina con la celebra frase “Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è infelice a modo suo”. In realtà, non solo ogni famiglia ma ogni individuo soffre con modalità sue proprie e, a ben vedere, anche la sensazione di felicità, oltre a basarsi sul soddisfacimento di alcuni bisogni di base, è sempre arricchita di sfumature diverse da persona a persona.

Per questo ogni serio intervento psicologico deve essere personalizzato. Come dicono gli anglosassoni, deve essere tailor made, “cucito su misura”. Applicare dei protocolli standard è certamente più semplice e rassicurante per il professionista, e talvolta può anche portare a buoni risultati, ma troppo spesso impedisce di vedere le peculiarità della persona che ci sta di fronte e lavorare realmente con essa, invece che con un astratto costrutto statistico.

La personalizzazione dell’intervento sulle particolarità uniche della persona che ho davanti è pertanto il primo requisito del mio metodo di lavoro.

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Il mio Metodo di Lavoro

Il modello teorico che guida il mio metodo è mutuato dell’orientamento fenomenologico e da quello junghiano. La fenomenologia richiede la pratica dell’epoché (ἐποχή), la “sospensione del giudizio”, per osservare la soggettività dell’altro, il suo peculiare modo di essere al mondo. La psicologia analitica junghiana offre invece una preziosa “mappa” della psiche, di parti di noi (ad esempio, “i complessi”, “l’ombra”, “anima o animus”) spesso non sufficientemente integrate, e per questo fonte di molte problematiche psicologiche; l’integrazione avviene attraverso un percorso detto di “individuazione” che consente di avvicinarsi alla pienezza del Sé. Alla visione fenomenologica e junghiana si uniscono alcune riflessioni derivanti dal lavoro del filosofo e mistico Georges Ivanovič Gurdjieff, in particolare il suo lavoro sulla consapevolezza. Infatti, il secondo caposaldo del mio metodo è che tutto il lavoro è orientato a favorire lo sviluppo della consapevolezza del paziente, che consentirà nuove forme di interazione con la realtà con un conseguente maggiore benessere psicofisico.

Tecniche di Lavoro

Le tecniche di lavoro sono sia (essenzialmente) derivanti dal modello teorico di riferimento che (in casi specifici) mutuate da altre discipline. Lo strumento principe è il colloquio clinico, volto a favorire nel paziente il cosiddetto “circolo ermeneutico”, in particolar modo per mezzo delle tecniche di chiarificazione, confrontazione e interpretazione. In casi specifici, per determinati obiettivi, potranno essere proposte altre tecniche particolari (ad esempio, la desensibilizzazione sistematica, degli esercizi di role-playing, la narrazione scritta dei propri vissuti, il disegno delle proprie emozioni, o altro).

Ogni percorso psicologico necessita di sapere dove ci si trova e dove si desidera andare. Questi due indispensabili punti di riferimento sono ottenuti in un intervento psicologico grazie alle fasi di diagnosi e di analisi della domanda. La diagnosi è essenziale sia ad appurare, o escludere, l’esistenza di un’eventuale psicopatologia, sia a valutare le peculiarità e le specifiche risorse del paziente. L’analisi della domanda serve a individuare gli obiettivi desiderati, non sempre da subito chiari.
Entrambe le fasi possono non essere riconosciute dal paziente che parla liberamente delle sue difficoltà, ma nel corso dei primi incontri questi sono i due obiettivi principali costantemente presenti nella mente dello psicologo.

Riassumendo, la mia metodologia è contraddistinta dal rispetto di quattro fondamentali principi:
1. Ogni intervento è personalizzato sulle caratteristiche uniche del paziente.
2. Il lavoro svolto insieme è rivolto all’aumento della consapevolezza, unica risorsa alla base di un benessere reale e stabile.
3. Il principale strumento è il colloquio clinico, coadiuvato dalle tecniche volta volta più indicate.
4. Saranno correttamente individuati i punti di partenza e poste mete chiare e realistiche.

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