Ambiti di Intervento

Percorsi Psicologici a Firenze

"Dallo psicologo non va chi ha problemi. Tutti hanno problemi. Dallo psicologo va chi vuole risolverli"

Raphaël Chanterou: Homme aux masques, 1930 Olio su tela.
Raphaël Chanterou: Homme aux masques, 1930. Olio su tela.

Recentemente la professione di psicologo è divenuta professione sanitaria, accentuando così i suoi aspetti clinici chiaramente presenti, benché tutt’altro che esaustivi.

Contemporaneamente si sono diffuse le figure di counselor, life coach o simili anglicismi che, anche quando non si configurano come veri e propri abusi di professione (come sancito dal TAR del Lazio già da alcuni anni), mancano delle competenze necessarie per trattare e soprattutto per riconoscere eventuali aspetti clinici.

In questo scenario sbilanciato tra opposti estremi io per definire il mio lavoro preferisco parlare di percorsi psicologici “cuciti” (“tailor made”, come scrivono nella letteratura scientifica anglosassone) sul singolo individuo.

Percorsi Psicologici

Presso il mio studio di Firenze offro percorsi psicologici di sostegno e di consulenza volti allo sviluppare consapevolezza di sé e delle proprie dinamiche per conseguire un migliore equilibrio e un maggior benessere psichico.

Consulenza Psicologica

La consulenza psicologica è un prezioso alleato per affrontare le difficoltà che la vita a volte ci pone. Siano esse difficoltà relazionali, di coppia o in famiglia, sul luogo di lavoro o di studio, lutti, legate a periodi difficili, di calo del tono dell’umore, di intenso stress, di senso di vuoto, di dubbi esistenziali, di scarsa autostima e senso di adeguatezza, o anche il desiderio di conoscersi meglio.

Psicologia Clinica

La psicologia clinica è quella branca della psicologia che si occupa di studiare le psicopatologie, la loro diagnosi e le possibilità di intervento. Primo compito di un clinico è la diagnosi, ovvero valutare se sussistono i presupposti per pensare a una patologia e nel caso individuare quale, secondo i criteri dei principali manuali diagnostici: DSM5, ICD 10, PDM-2.

psicologia della comunicazione a firenze

Psicologia della Comunicazione

Tutti noi quotidianamente comunichiamo e interpretiamo la comunicazione altrui. Non sempre tuttavia riusciamo a comunicare efficacemente ciò che vorremmo e talvolta fraintendiamo ciò che ci viene comunicato. Un percorso di potenziamento delle proprie capacità comunicative può aiutare a maturare una comunicazione più efficace.

Lo Psicologo Risponde

In tutti quei casi in cui si senta il bisogno di sostegno nell’affrontare un periodo difficile; si stia affrontando un disagio esistenziale o dei veri e propri sintomi di salute mentale che richiedano di essere approfonditi; si voglia potenziare le proprie capacità comunicative, di gestione dei propri stati d’animo, o altri aspetti di sé; si desideri sviluppare una più approfondita conoscenza di se stessi.

Le prime sedute saranno dedicate a una fase diagnostica volta a valutare, si potrebbe dire, “lo stato di partenza” e da una fase di analisi della domanda, ovvero “gli obiettivi richiesti”. Dall’interazione di questi due aspetti emergerà la consapevolezza necessaria a delineare insieme il tipo di intervento che sarà in ogni caso, “cucito su misura” (tailor made). Le descrizioni fornite nella sezione “ambiti di intervento” devono essere viste più come un portfolio che come un catalogo.

Non è richiesta una scelta preventiva in una fase nella quale ancora mancano gli elementi per compierla. Non è raro che un paziente, ad esempio, cerchi un intervento psicologico per intervenire su stati ansiosi, ma dalla fase diagnostica risulti chiaro ad entrambi che l’ansia provata dipenda da problematiche di coppia, sulle quali sarà pertanto necessario concentrarsi.

La prima parte del lavoro psicologico comprende la guida nella scelta consapevole delle caratteristiche che l’intervento migliore dovrà avere.

La durata di una seduta psicologica è di 50 minuti.

Una seduta psicologica si svolge in presenza (l’online può essere più comodo ma “non è per niente la stessa cosa”) secondo uno specifico setting (l’insieme delle regole necessarie alla relazione terapeutica), che prevede, tra le altre cose, il segreto professionale; il rispetto della puntualità; la costanza della presenza alle sedute; che psicologo e paziente non abbiano occasioni di incontro a parte gli appuntamenti in studio, né intercorrano tra loro rapporti affettivi o di amicizia.

In funzione della specifica fase del percorso e degli obiettivi posti nel corso della seduta potranno essere somministrati dei test, assegnati dei compiti, proposti degli esercizi di role-playing o svolte altre specifiche tecniche. Nella maggior parte dei casi tuttavia lo strumento principe della seduta psicologica è il colloquio psicologico. Il paziente parla e lo psicologo ascolta, se lo ritiene necessario pone delle domande, o propone delle ipotesi interpretative sulle base delle quali attivare un confronto dialettico col paziente.

Va ben tenuto presente che il cambiamento desiderato lo compie il paziente, lo psicologo ha il ruolo di guida e facilitatore, ma non il potere di svolgere il lavoro necessario al posto del paziente. L’analogia più pertinente è quella col personal trainer che aiuta “nell’allenamento mentale”, non quella col chirurgo che compie l’operazione mentre il paziente dorme. L’analogia psicologica col chirurgo semplicemente non esiste, il vero e stabile benessere psicologico si conquista con la consapevolezza e il suo sviluppo può sì essere aiutato da un professionista, ma non ad esso delegato. Non esiste né pillola, né rituale più o meno magico, in grado di far migliorare la qualità delle nostre relazioni di coppia, o i rapporti con i figli, né le capacità comunicative o la propria autostima.

Dipende dalla diagnosi, dagli obiettivi richiesti e dal tipo di intervento concordato.
Dei semplici interventi di psicoeducazione, o di informazione ai famigliari di pazienti con patologie psichiatriche, si concludono già dopo 3 o 5 sedute, in funzione del grado di approfondimento richiesto.
Un percorso di consulenza psicologica, di sostegno o di potenziamento a una specifica capacità prevede una prima breve fase di assessment (valutazione, circa 3 incontri) cui indicativamente faranno seguito una decina di sedute per affrontare la specifica problematica. Naturalmente se invece che una problematica unica è richiesto di intervenire su più aspetti (ad esempio, ridurre lo stress, comprendere meglio la relazione di coppia e potenziare le competenze comunicative) il tempo necessario aumenterà proporzionalmente.
Ancora più difficile indicare i tempi per una psicoterapia, o per un percorso approfondito di conoscenza di sé, poiché in questi casi i fattori in gioco non sono stimabili a priori.
Deve essere infatti chiaro che il vero lavoro psicologico è sempre svolto dal paziente, dalle cui risorse, motivazioni o resistenze dipende in gran parte il tempo necessario a essere guidato dal professionista a raggiungere i suoi obiettivi. Un falegname, che lavora con legno inerte può stimare con ottima precisione il tempo necessario, ma per uno psicologo preventivare la durata del suo lavoro non sempre è possibile.
In ogni caso la durata del percorso stimata sarà discussa al termine dei primi incontri conoscitivi e concordata col paziente che avrà sempre la facoltà di modificarla o di interrompere il percorso se non dovesse più rispondere alle sue aspettative.

Si farebbe prima a rispondere in cosa si assomigliano, poiché a ben vedere sono due professionalità ben diverse. Anzi, ad essere più precisi, solo quella di psicologo è realmente una professione e, pur sorvolando sul fatto che il Tar del Lazio ha già da alcuni anni riconosciuto per il counseling l’abuso di professione, non si può non sottolineare a tutt’oggi la mancanza per i counselor di un Ordine professionale (deputato a accertare la formazione e le competenze necessarie). In altre parole chi si affida a un counselor lo fa senza nessuna garanzia di professionalità.
Di grande importanza per chi si accinge a intraprendere un percorso dovrebbe soprattutto essere la consapevolezza che, diversamente da uno psicologo, un counselor non ha né la formazione, né le competenze necessarie, né tantomeno la legale abilitazione ad effettuare una diagnosi, ovvero una corretta valutazione del soggetto su cui si accinge a intervenire. Inoltre, anche se il termine “consulenza” richiama l’anglicismo “counseling”, l’aggettivo “psicologica” specifica che si tratta di un intervento nel quale confluisce tutta la specifica preparazione professionale dello psicologo che può pertanto correttamente applicare le tecniche psicologiche più adeguate al caso specifico.
In sostanza, entrambe le figure si propongono di lavorare con la psiche umana, cosa che fanno in diversa misura anche alcuni sedicenti guru spirituali, e alcune singole persone possono anche essere molto brave nel farlo, ma in linea generale unicamente gli psicologi sono adeguatamente formati; possiedono le specifiche competenze necessarie; sono abilitati a effettuare una diagnosi; offrono le garanzie di professionalità offerte dall’appartenenza a un Ordine professionale; e sono espressamente deputati all’aiuto psicologico.

In linea generale tutte le problematiche psicologiche sono di competenza dello psicologo, anche se detta così rischia di essere tautologica. Precisiamo quindi distinguendo tra problematiche somatiche, psichiatriche o psicologiche.
Relativamente alle prime, ad esempio un tumore, o altra diagnosi infausta lo psicologo non ha chiaramente competenze mediche ma può però intervenire sulla sofferenza psichica che ne deriva (la psiconcologia e la psicotanalogia sono le due branche della psicologia che se ne occupano).
Nei confronti delle problematiche psichiatriche lo psicologo può effettuare diagnosi, svolgere interventi di sostegno o di psicoeducazione e – se anche psicoterapeuta – di terapia.
Nell’ampia definizione di problematiche psicologiche si potrebbe dire che rientra ogni altra difficoltà psicologicamente rilevante: disagio esistenziale, problematiche relazionali, paura della morte, mancanza di senso nella vita, desiderio di comprendersi meglio, orientamento a trovare un lavoro, a scegliere un percorso di studio, aiuto a migliorare la relazione di coppia, a superare un lutto o una separazione, a potenziare alcune specifiche competenze. Le condizioni nelle quali si può trarre giovamento da un percorso psicologico sono moltissime.
Ogni professionista dovrà poi essere consapevole di alcune aree nelle quali si sente meno preparato o nelle quali non si sente di intervenire. Io preferisco non trattare bambini, poiché non ho con essi sufficiente esperienza per offrire un servizio all’altezza degli alti standard che sempre mi propongo. Inoltre non lavoro con i gruppi poiché prediligo la relazione terapeutica che si instaura nella diade terapeuta e paziente. Mi rivolgo pertanto a adolescenti, adulti e coppie (in sinergia con una collega) offrendo assistenza ad ogni loro problematica esistenziale.

Il costo a seduta è di euro 60, esenti da IVA e detraibili in quanto prestazione sanitaria.
Col nome di “setting” si identifica l’insieme degli aspetti ambientali, comportamentali e contrattuali, propri di ogni seduta psicologica o psicoterapeutica. La relazione tra psicologo e paziente oltre che essere di tipo professionale prevede il rispetto di alcuni accorgimenti da ritenersi necessari. Pertanto le sedute avvengono in uno specifico ambiente attentamente disposto per facilitarne lo svolgimento e la relazione si conforma sia a dei principi base che ad alcune regole concordate in un “contratto terapeutico” che entrambi si impegnano a seguire. Parleremo dettagliatamente di questi aspetti nelle prime sedute. A titolo di esempio, all’interno del setting terapeutico il paziente, diversamente da quanto avviene in altri tipi di relazioni, è invitato a parlare esplicitamente anche di eventuali disappunti nei confronti del suo psicologo poiché, invece che possibile fonte di attriti, in tale contesto ciò sarà utile occasione di analisi. Diversamente, altri aspetti che potrebbero sembrare inusualmente rigidi, come la necessità che psicologo e paziente non abbiano relazioni al di fuori delle sedute, la richiesta di assoluta puntualità, le condizioni di disdetta o il rispetto delle tempistiche di pagamento concordate, sono necessari a garantire che le sedute rimangano spazi distinti dalla quotidianità e in tal modo il lavoro psicologico sia possibile.

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